PALAFEST 2021: MERENDIAMO CON IL PALAZZOLO!

Sabato 22 maggio ha avuto luogo la seconda edizione del PALAFEST in onore della festa di tutta la famiglia palazzoliana, che ricorda la fondazione della Congregazione delle Suore delle Poverelle.

Il PALAFEST, nato durante il primo lockdown del 2020, ha raccolto un grande riscontro tra le case dell’Istituto e nei tanti amici che collaborano a vario titolo nelle opere della Congregazione.

L’edizione on line di quest’anno ha voluto mettere in luce uno “strumento” utilizzato da don Luigi per i momenti formativi e di divertimento dei ragazzi: i burattini.

Il primo momento del Palafest è stato quindi dedicato ad uno spettacolo delle “teste di legno”, animate dalla compagnia “I burattini di Roberta” di Pognano.

È seguito poi il momento della “merenda” con collegamento in diretta da tutte le comunità delle Poverelle sparse per il mondo. Dopo il saluto caloroso di Suor Carla Fiori, Superiora provinciale e del Dott. Manzoni, caratterizzati dal famoso “naso rosso”, tutti hanno gridato “Pota! Buona merenda a tutti!”. È seguita poi la Celebrazione eucaristica presieduta da Don Arturo Bellini; di seguito riportiamo alcuni stralci della sua omelia.

DIO HA TANTO AMATO IL MONDO
di Don Arturo Bellini

Giorno di primizia quello di oggi: celebrare la memoria di Luigi Maria Palazzolo, iscritto nell’albo dei Santi. La Chiesa riconosce che nella figura di Don Luigi, umile  e semplice lavoratore nella vigna del Signore, traspare luminoso il volto del nostro Dio che è grande nell‘amore.

L’incontro commosso e gioioso con Gesù è il gancio in cielo che portava Don Luigi a fare o a non fare, unicamente nell’orizzonte della gloria di Dio, senza darsi alcun pensiero del resto. Don Luigi sentiva con tutto se stesso – lo scrisse in una lettera a Madre Teresa Gabrieli (24 ottobre 1884) di essere tutto di Dio, perché profondamente persuaso che “siamo tutti di Dio e ogni momento è di Dio”. Nelle parole e nei gesti la sua vita ha rivelato questo suo intenso rapporto con Dio, perché noi comunichiamo sempre, anche quando non proferiamo parola, ma semplicemente ascoltiamo o leggiamo. È la dinamica della nostra vita: parliamo con i nostri silenzi e con i nostri sguardi, con le nostre decisioni e con la nostra indifferenza. Negli ambienti che abitiamo, noi lasciamo sempre un segno; sempre lasciamo traccia nel terreno della vita degli altri.

Basta che ciascuno rivisiti la propria vita per riconoscere che proprio questo accade. Ma anche Dio fa lo stesso con ciascuno di noi: ci viene incontro e passa nelle nostre vite e ci vuol bene a prescindere: si compromette senza calcoli interessati, non aspetta che siamo perfetti per amarci. Semplicemente investe su ognuno, ciascuno per nome.

Illustrando in una predica il tema dell’amore di Dio, Don Luigi ai suoi ascoltatori chiede:  L’amore di Dio… L’abbiamo meritato? E i nostri peccati?  Ci amò nemici. Ci beneficò nemici e ingrati… Ogni bene discende da Lui! Come dal sole i raggi, dal fonte l’acqua.

Dio è così: Amabile infinito. Amore che ama per primo, ama in perdita, ama senza attendere contraccambio. Opera in questo modo sempre, anche oggi in questo tempo così sfuggente e confuso: «Il suo Santo Spirito arriva prima di noi, lavora più di noi e meglio di noi; a noi non tocca né seminarlo né svegliarlo, ma anzitutto riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, fargli strada, andargli dietro» (Card.  Martini).

Dio ha tanto amato il mondo è una app da aprire ogni giorno e alla quale aggrapparci forte in tutti i passaggi della vita, in ogni caduta, in ogni notte, in ogni delusione; è il centro di gravità permanente… che in qualunque età e condizione ci consente di rinascere alla fiducia, alla speranza, alla voglia di amare, di lavorare e coltivare il giardino che Dio ci ha affidato. In questa prospettiva nulla di meglio per Don Luigi che essere trasparente, così come l’aria di fronte al sole.

“Tu opera solo per la Carità di Dio e non per fini umani. Le approvazioni degli uomini ci devono servire soltanto ancora per la maggior gloria di Dio, non già nostra” (lett. 259); “Fate la portinaia, istruite le vostre orfanelle, supplite quando mancano le altre, e questo con allegrezza singolare, e con volontà pronta, contenta e semplice” (lett. 392).

La certezza nella gratuità dell’amore di Dio che opera in ogni momento, anche se non visto, anche nei passaggi più ardui, trova in Papa Francesco una singolare espressione nel termine primerear, una parola  colorita, in uso tra i portuali, ma che fa parte dello spirito dell’uomo di ogni tempo, della serie “io per primo”: primo a fare il vaccino, primo ad avere un biglietto per una partita di calcio, primo per avere un posto onorifico, primo per occupare un posto di rilievo al di là delle mie capacità. Arrivare prima degli altri sempre e ad ogni costo. Primerear: prendere l’iniziativa prima dell’altro o prima che l’altro se ne renda conto. Fregare l’altro.

Questo termine, capibile al volo dalla gente comune, il Papa lo assume per mettere in scena la lotta tra peccato e grazia. Con primerear Papa Francesco chiama a lottare contro il peccato, a “fregarlo”, a “scavalcare” l’ingiustizia. Ma questo termine lo ha usato anche per indicare lo stile di Dio (vigilia di Pentecoste, 18 maggio 2013)  che ci “primerea”, ci anticipa, è primo, ci sta aspettando! E questa è proprio una grazia grande: trovare uno che ti sta aspettando. Tu vai peccatore, ma Lui ti sta aspettando per perdonarti.

Nella ordinaria e monotona geografia della nostra storia ciascuno di noi può legare ogni giorno la terra al cielo, perché l’Amabile infinito ci schiaccia coi suoi benefici, ci rialza prontamente dalle nostre cadute e ci spinge a camminare con lena – (speditamente) – fino alla fine del nostro pellegrinaggio, per poi ardere di carità in cielo, in compagnia  di Maria la nostra cara Madre.

Dal saluto di suor Anita Moroni, Vicaria generale

Sono ben lieta di rivolgere queste parole a tutti, presenti e in collegamento, in questo giorno speciale per noi, e lo faccio a nome della nostra Madre Generale, che oggi si trova in Congo a Ngbulu, un piccolo paese nella regione dell’Equateur. Lì non c’è possibilità di mettersi in rete, e manca anche la corrente elettrica.

A tutti porto il suo caloroso saluto, con la partecipazione alla nostra gioia nella Festa del Beato Fondatore, per questo trovarci insieme, anche se fisicamente distanti, e con l’augurio che guardando il suo esempio e con il suo aiuto cresciamo sempre più nell’impegno di cercare, scegliere e compiere ogni giorno quello che è bello, buono, che fa bene, e dà gioia a noi e agli altri.

In questo pomeriggio mi ha accompagnato l’immagine del Palazzolo: penso che dal cielo ci guardi con compiacenza, vedendoci uniti, come era suo desiderio, in una grande famiglia, che sorrida ancora nel rivedere riscoperti e attivi i suoi burattini e osservando la simpatica merenda dei partecipanti con il naso rosso.

Certamente è stato partecipe, e con lui tutti i Santi e le Sante del cielo, alla nostra solenne Eucarestia. Non è un sogno, è una verità, i Santi sono sempre con noi, accanto a noi!