LUCA, AMBASCIATORE D’ITALIA “E DEL CONGO”

di Suor Amelia Gurini

A cinque mesi dalla sua morte, le comunità del Congo ricordano l’ambasciatore Luca Attanasio, ucciso in un agguato nell’adempimento delle sue funzioni.

Mentre il nostro cuore era ancora nella gioia per la bella notizia della  proclamazione da parte del Santo Padre delle virtù eroiche delle nostre Sorelle morte di Ebola, ci è giunta la triste notizia dell’uccisione del nostro amato Ambasciatore Luca Attanasio.

Quanti sentimenti negativi sono sorti immediati e spontanei! Poi nel cuore di tutti ha trovato spazio un grande silenzio, in cui ognuno ha cercato di ritrovare i momenti belli e di gioia, l’unità patriotica, la spontaneità dei gesti d’amore che questo uomo, che per noi era fratello prima che ambasciatore, ci ha regalato.

Era partito  per l’Est del Congo nelle zone di guerra, per incontrare gli italiani e le loro famiglie, ma il suo cuore sempre generoso e aperto agli altri, l’ha spinto ad andare oltre, ad associarsi alla missione umanitaria della PAM per farsi vicino a chi non ha nessuno che lo difende, a chi é quotidianamente calpestato nei suoi diritti fondamentali, a chi é oppresso e affamato, per portare un po’ di consolazione. È  partito per tentare di capire meglio l’ingranaggio che mantiene costantemente viva la barbarie in quelle zone ricche di minerali di ogni sorta, al fine di farsi portavoce di quelle popolazioni, che da più di 20 anni  vivono una guerra che ha fatto più di due milioni di vittime, senza che nessuno se ne preoccupi e ne parli, perché gli interessi da salvaguardare sono immensi.

Il cordoglio che ha accompagnato la sua scomparsa, la partecipazione di tutti, italiani e  congolesi, di grandi personalità e di poveri di strada, ha dato la misura della stima e dell’affetto che accompagnava questo uomo, tanto semplice, cordiale e disponibile.  Aveva il dono di farsi amico di tutti e cercava in ogni modo di aiutare come poteva, mettendoci del suo.

Noi Suore delle Poverelle, possiamo dire che Luca era un amico per le nostre comunità, veniva a visitarci e a darci una mano nel bisogno.

Pochi giorni prima di partire per l’Est aveva fatto una scappata con la moglie nella comunità di Kingansani, si é messo il grembiule per imboccare i vecchietti ospitati. Aveva un debole per i poveri, per gli ultimi, e con sua moglie aveva fondato l’associazione “Mamma Sofia” che opera a favore dei bambini di strada e delle nostre missioni.

Quando é andato ad incontrare le Suore italiane a Kikwit, la sua prima tappa é stata il cimitero dove riposano le nostre Sorelle testimoni di carità. Dopo un momento di raccoglimento, ha scattato delle foto e ha esclamato: «Queste sono persone degne dell’Italia. Viva l’Italia»

Oggi possiamo dire altrettanto di te, Luca, fratello di strada che hai rischiato la tua vita per gli altri. «Se il chicco di grano caduto in terra muore, porta molto frutto».

Che il suo sangue versato su quella martoriata terra, possa aprire uno spiraglio di luce nel cuore di molti “grandi”, che per salvaguardare interessi personali chiudono gli occhi sui massacri perpetrati ogni giorno su popolazioni innocenti.

Mi é piaciuta l’espressione di una Suora congolese: Luca é venuto come ambasciatore degli italiani ed é partito come ambasciatore del Congo.

Non possiamo che ringraziare Dio di averlo messo sulla nostra strada come fratello.