UN VIAGGIO PROFONDO CHE DA’ PIENEZZA ALLA VITA

di Amilcare Turra

Il dottor Amilcare Turra, ormai giunto alla pensione, racconta la sua “esperienza meravigliosa” nella grande famiglia del Palazzolo; un’avventura durata 25 anni, vissuta con impegno, passione, competenza e collaborazione a 360 gradi.

Zakia Saddiki

l mio cammino professionale all’interno della Congregazione delle Suore delle Poverelle inizia 25 anni fa, come educatore nella comunità educativa per minori “La Sorgente” presso la Casa in via Fratelli Bronzetti a Brescia. In quel tempo conoscevo molto poco le Suore delle Poverelle: avevo di loro solo lontani ricordi, per aver frequentato negli anni della mia infanzia la scuola materna, allora chiamata asilo, di Capriolo. La prima cosa che mi colpì, quando iniziai il lavoro come educatore alla Sorgente, fu trovare tra gli ospiti alcuni bambini la cui gestione, da un punto di vista educativo, era particolarmente impegnativa. Sin dai primi giorni compresi che fare l’educatore nell’Istituto richiedeva un particolare impegno: quello di accogliere ed essere vicino alle persone più fragili, più povere, ovvero, come più tardi ebbi a leggere dalle parole del Fondatore don Luigi Palazzolo, accogliere il “rifiuto degli altri”, nel linguaggio attuale “gli ultimi, i più poveri”.
Dopo pochi mesi passai nella comunità per adolescenti “Il Cigno” e qui vi rimasi i successivi 4 anni. In seguito assunsi l’incarico di coordinatore dei servizi socio-educativi assistenziali, della Casa di Brescia prima e più tardi delle Case di Capriolo, Bergamo, Torre Boldone, Vicenza, Sassari, Catanzaro e Piazza del Galdo. Il 31 dicembre 2021 ho concluso il mio cammino e il giorno dopo sono andato in pensione.
Non basterebbe un libro per raccontare l’esperienza vissuta nei 25 anni trascorsi al Palazzolo, un’esperienza che mi ha permesso di incontrare molte persone, ospiti, suore, operatori e con loro, accanto a loro, fare un pezzo di strada insieme, giorno dopo giorno, dentro le gioie e le fatiche che i nostri servizi comportano. Nell’incontro con l’altro ho ritrovavo ogni volta la bellezza della vita fatta di relazioni semplici, di atteggiamenti umili, di gesti concreti, di ascolto reciproco, di rispetto dei tempi di ciascuno, di vicinanza, di attenzione alle sfumature dell’anima, di silenzi ricchi di umanità, di delicatezza nello stare accanto e di condivisione di tutte le tappe del cammino. Un cammino i cui gli ostacoli erano occasione di crescita con le sfide da superare e le direzioni da prendere, un viaggio spesso tortuoso come una strada di montagna, ma sorprendente per il panorama che ci aspettava dietro ogni curva. È il panorama che dà pienezza alla vita, che dà senso al cammino intrapreso nella scoperta di un sincero e profondo interesse per gli altri e in particolare per gli “ultimi”, come il Palazzolo ci ha trasmesso. Un interesse che favorisce e promuove lo stile di famiglia, crea condivisione con i fratelli in difficoltà, unisce le persone e la collettività in una visione comune della propria esistenza e ci fa sentire appartenenti a questa grande Famiglia: la Famiglia del Palazzolo.
È stata un’esperienza meravigliosa, un viaggio intenso e profondo, che ha dato pienezza alla mia vita.

A Bergamo è stata dedicata al riguardo l’intera settimana dei Poveri 2021: mettendo in dialogo diverse donne sui delicati temi dell’economia sostenibile e del complesso accesso ai diritti per le persone fragili e facendo emergere buone prassi ed esperienze virtuose di welfare di comunità.
La conclusione del percorso di “Donne di rivelazione” ha voluto assumere un sapore internazionale e molto emozionale. Presso il Teatro dell’Istituto Palazzolo a Bergamo, il pomeriggio di domenica 14 novembre 2021 è stato dedicato al tema della giustizia e della lotta contro le povertà.
E proprio sulle note delle parole di Papa Francesco ad Assisi “…è tempo che si spezzi il cerchio dell’indifferenza per ritornare a scoprire la bellezza dell’incontro e del dialogo…”, dal palco del teatro appena rinnovato, due “grandi donne”, molto diverse nell’esperienza, ma accomunate dalla stessa intensa volontà di ridisegnare il mondo, hanno narrato la loro esperienza di vita.

”Donne grandi”, protagoniste dell’incontro, sono state ZAKIA SEDDIKI, moglie dell’ambasciatore Luca Attanasio, e presidente dell’Associazione Mama Sofia; ANNA MARINONI, rappresentante di Fridays for future (Movimento guidato da Greta Thunberg). La moderatrice della tavola rotonda è stata la dott.ssa Laura Arnoldi, insegnante e giornalista da sempre attenta ai temi sociali: ha aperto l’incontro definendole donne impegnate in prima persona e che si sono rimboccate le maniche ed ha guidato la narrazione presentandole in azione attiva contro le povertà (della quale è stato precisato il vero significato ), con progetti in atto e prospettive future.
Zakia ha comunicato con commozione ai presenti la sua emozionante storia di vita ed i tanti progetti iniziati con il marito Luca e che ora lei, con dolore ma tanta forza ed energia, cerca e intende portare avanti. Donne, bambini e uomini di strada sono al centro dell’attenzione dell’Associazione Mama Sofia; sono progetti che non si fermano al contributo economico, ma che si propongono di garantire alle persone povere e fragili diritti, sostegno formativo e la possibilità di una vita futura più dignitosa. Zakia ha affermato con forza che i bambini sono il nostro futuro e che non possiamo essere ciechi… è fondamentale scoprire ciò di cui i bambini hanno bisogno per provare a ridisegnare il loro mondo… e proprio questo è il mandato che Luca le ha lasciato. Ascoltare Zakia ha fatto battere il cuore a tutti e vivere emozioni non facilmente traducibili in scrittura.
Anna Marinoni, giovane studentessa universitaria di Lettere Moderne, ha catturato il pubblico con la sua volontà di giustizia climatica, perfettamente correlata alla giustizia sociale. Ha raccontato con chiarezza e fermezza come i cambiamenti climatici siano determinati da disuguaglianze e siano contemporaneamente causa di povertà per molte popolazioni; ha evidenziato che la salvaguardia del pianeta e delle persone che lo abitano deve essere al centro delle agende politiche di tutti i Paesi e che è fondamentale proporre buone pratiche nella vita quotidiana, con l’obiettivo di garantire equità per tutti nei diritti di opportunità.
Sulle note di Somewhere over the Rainbow, i ragazzi e gli educatori della comunità educativa famigliare “Pane e Sale” di Rovato (BS), hanno lanciato un messaggio di pace costruendo un arcobaleno “umano” per richiamare la speranza e dire GRAZIE a tutti coloro che dal cielo e dalla terra hanno fiducia dei poveri.
Possiamo dire che l’aver conosciuto Zakia, una donna già fortemente provata dalla vita, ma con una carica particolare di prossimità e solidarietà, ed Anna, una donna appassionata di ambiente e con un futuro tutto da costruire, ci ha aperto due prospettive singolari, diverse, che hanno reso questo pomeriggio speciale: un incontro molto efficace, dal quale lasciarsi coinvolgere e provocare, un evento che interpella la povertà personale, ma soprattutto la responsabilità a cui ognuno di noi è richiamato.