S.Messa di ringraziamento

Parrocchia San Pio V – Roma

Omelia Mons. Francesco Beschi

Dalla prima lettura
“Noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi”. “Dio è amore: chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui”.

 Dal Vangelo
“Vi ho dato un esempio, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi”. “Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica”

Il Palazzolo ha conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi, a partire dall’assidua a appassionata contemplazione del Crocifisso. La contemplazione di Lui non è prima di tutto consapevolezza della sua sofferenza, ma del suo amore.

Tutta la vita e l’opera di don Luigi è espressione non solo di questa consapevolezza, ma della consegna a questo amore. Egli rimane in Dio, perché rimane nell’amore. “Dio è amore: chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui”.

Il Vangelo ci consegna le parole di Gesù a spiegazione del segno della lavanda dei piedi. L’umile servizio ai poveri, a cui il Palazzolo si dispone quotidianamente, è testimonianza dell’insegnamento appreso dal Maestro e Signore, ed è nello stesso tempo la sorgente della gioia di questo santo: “Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica”.

Nella piena consapevolezza di tempi radicalmente cambiati, il Palazzolo ci suggerisce la capacità della Chiesa, ispirata dallo Spirito Santo, di “discernere” i segni dei tempi, di essere capace di annunciare il Vangelo e di testimoniarlo con umiltà e concretezza, in un tempo preciso e secondo necessità reali e concrete. Dobbiamo tornare ad un esercizio della carità, meno istituzionale e istituzionalizzata e più ecclesiale, profetica, testimoniale: una carità non delegata, ma assunta e vissuta personalmente e comunitariamente.

In questo senso don Luigi Palazzolo, nato in una famiglia agiata della piccola borghesia, “obbedisce” ad una vocazione sacerdotale specifica: la vita diventa alternativa e addirittura “contestazione” alla propria origine. Un’autentica dimensione “profetica”.

Don Luigi sceglie di non restare in famiglia, compiendo un po’ di bene, ma di essere prete fra la gente, soprattutto fra i ragazzi e i giovani.

Quando leggiamo il Concilio, troviamo ciò che don Luigi Palazzolo ha vissuto come significato della sua esistenza di credente, di prete, di prete fra i giovani e ragazzi, di prete della carità: “La liturgia infatti, mediante la quale, specialmente nel divino sacrificio dell’eucaristia, «si attua l’opera della nostra redenzione», contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa.

Don Luigi Palazzolo ha fatto sua questa visione di Chiesa e di vita cristiana e l’ha testimoniata vivendo così il suo essere credente nella Chiesa: ha vissuto questa Chiesa che vive nel tempo e si avvia all’eternità, temporale e visibile per un verso, tutta spirituale per l’altro.

La sua carità è anzitutto quella concreta presenza che noi chiamiamo la “carità pastorale”. È anzitutto un educatore: la carità della educazione dei ragazzi che si rivolgeva a tutti, privilegiando i più poveri; un educatore appassionato e gioioso, capace di stare con i ragazzi.

A fronte di quella che Papa Francesco chiama “catastrofe educativa”, don Luigi corrisponde con una radicale donazione personale, quasi novello San Filippo Neri e antesignano di San Giovanni Bosco. Quello che, con Madre Teresa Gabrieli diventerà l’Istituto delle Suore delle Poverelle, diventa la realizzazione di ciò che lo stesso Papa chiama il “villaggio dell’educazione” ispirato da un patto educativo che coinvolge tutta la comunità.

La testimonianza che ancora oggi il Palazzolo ci lascia è legata alle opere di carità che mano a mano egli fondò, e che continuano attraverso le Suore delle Poverelle e coloro che collaborano alla loro opera, condividendone spirito, stile e finalità. Dalla cura dei malati, alla prossimità alle più diverse forme di povertà ed emarginazione, esse hanno mantenuto vivo il motto del Palazzolo: “Io cerco e raccolgo il rifiuto di tutti gli altri, perché dove altri può giungere fa assai meglio di quello che io potrei fare ma dove altri non giunge cerco di fare qualcosa io, così come posso”. L’attenzione agli ultimi e ai poveri nasce nel Palazzolo dalla “scoperta della Croce” che lo affascina e lo fa incontrare con il cuore della Rivelazione vivente, Cristo Gesù crocefisso sorgente dell’Amore.

Alla Chiesa di Bergamo, il Palazzolo continua a testimoniare la capacità di “leggere i segni dei tempi”, di provare oggi quella stessa “passione per l’uomo” che incarna la passione del Padre per gli uomini donataci in Gesù. In tempi tanto diversi, in fatica anche per le nostre strutture, il Palazzolo ci ricorda la gioia e la bellezza della testimonianza nella povertà e semplicità dell’incontro e della presenza cristiana.

Contributo della Madre Generale al termine della Messa di ringraziamento

Carissimo Vescovo Francesco,

dal nostro cuore sale un GRAZIE grande al Signore e a Lei per la cordiale e significativa partecipazione a queste giornate; presenza assidua e costante che ben rappresenta tutta la Diocesi di Bergamo.

Abbiamo condiviso momenti di grande commozione e gioia. “Il Signore ci sta schiacciando con i suoi innumerevoli benefici”, così diceva San Luigi Palazzolo alle sue “poverelle” e siamo certe e siamo certi che questi doni e queste grazie ci accompagneranno nel ritorno alle nostre case per continuare il cammino accanto ai poveri e a tutte le sorelle e ai fratelli che accostiamo, coloro a cui ci facciamo prossimo là dove la vita “accade”; così Lei ci ha ricordato poco fa.

Un grazie sentito ai Vescovi e sacerdoti concelebranti e a tutti voi partecipanti a questa Eucarestia.

Facciamo nostro l’invito di Papa Francesco rivolto ieri al termine dell’omelia: “Il Signore ha un progetto di amore per ciascuno. Portatelo avanti con gioia!”