Show: “Dove altri non giunge… in cammino verso la Santità”

Mery e Antonio

 

Bellissimo… meraviglioso… emozionante!

Se un gruppo di ragazze adolescenti utilizza questi termini dopo aver assistito ad uno spettacolo che racconta una storia antica di quasi duecento anni, allora vuol dire che è stato un vero successo.

Il 30 aprile presso il Centro Congressi Giovanni XXIII di Bergamo ha preso vita lo show dedicato a don Luigi Palazzolo, Fondatore delle Suore delle Poverelle, che il 15 maggio è stato proclamato Santo da Papa Francesco.

Musiche, parole, canti, soprattutto passaggi simbolici e significativi hanno travolto il pubblico suscitando stupore, allegria e a tratti anche lacrime, quelle buone che fanno riflettere e ti scombussolano dentro.

Se tutto questo è arrivato dritto al cuore di una quindicenne, chissà cosa invece è passato dentro le suore che il Palazzolo lo hanno scelto come maestro di vita! Chissà cosa hanno provato quando lo hanno visto entrare, con il suo passo deciso ma umile e silenzioso dentro il teatro, avanzare tra la gente con il suo tricorno e il mantello nero! Chissà che ricordi ha suscitato invece quello sciame di ragazzine vestite di bianco, festose e piene di allegria, con un velo bianco in testa che saltellavano leggere sulle note del canto “Siamo le Suore delle Poverelle”!

Bello, dinamico, frizzante da sembrare poesia, e tutti ne sono rimasti incantati.

Madre Teresa Gabrieli e suor Giuditta Broletti rovistano nella soffitta, e nei vecchi bauli trovano il filo conduttore di un’esistenza dedicata agli ultimi, quelli che nessuno vuole, quelli che “ci provo io a fare qualcosa così come posso”. Due suore che ci hanno creduto, che si sono lasciate guidare e soprattutto che hanno provato nel tempo a tramandare un carisma non fatto di “parole vane… ma di concretezza, di pane, fuoco, vino e aiuti opportuni…”

E poi d’improvviso, sul palco illuminato, quel passaggio di testimone da pelle d’oca, ieri e oggi, Madre Teresa e Suor Carla che si abbracciano e l’una lascia il posto all’altra, che comincia a tessere con le parole un vestito nuovo ma su trama nota.

“Ci vuole un cuore largo per fare il bene, un cuore grande grande, un cuore immenso…” un ritornello di quelli che ti restano in testa al primo ascolto, di quelli che anche i bambini riescono a canticchiare mentre giocano perché è semplice, come la vita di un prete bergamasco che ebbe il coraggio di lasciare una vita agiata e di dedicarsi ai poveri cercando in loro il volto di Cristo che contemplava ignudo sulla croce.

Il 30 aprile è andato in scena uno show con i fiocchi diretto dalla bravura del giovane regista Mario Binetti che ha saputo raccogliere ed elaborare un’eredità importante e riconsegnarla al pubblico attraverso un team di professionisti con un ricco bagaglio di esperienza.

Il messaggio è arrivato forte e chiaro e sono arrivate anche tante risate suscitate dall’ironia genuina di Gioppino, un burattino, quello originale che usava il Palazzolo per divertire i ragazzi e per parlare loro della vita cristiana. Gioppino e il suo amico Arlecchino hanno preso vita attraverso la voce e le abili mani di un nonno e di un nipote. Anche qui, tramandare un’arte diventa un passaggio significativo e si inserisce in ciò che è stato il messaggio principale: partire da un’idea, farne una scelta di vita e poi avere il coraggio di consegnare il testimone a chi verrà dopo avendo fiducia che questi possa raccoglierne ogni sfumatura e respiro. Saremo in grado anche noi, pubblico di uno show, ma in qualche modo figli del Palazzolo, di custodire un tesoro così prezioso e di concretizzarlo nella quotidianità della nostra vita continuando a “cercare e a raccogliere ciò che gli altri rifiutano e fare qualcosa così come ci è possibile”?

Se un semino è passato dentro il cuore di un gruppo di quindicenni… c’è speranza che qualcosa per tutti possa germogliare!